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SENATO, APPROVATA LA MOZIONE SULLA SALUTE RIPRODUTTIVA 2

22 SETTEMBRE, GIORNATA DI INFORMAZIONE

Il provvedimento impegna il Governo ad adottare le iniziative necessarie affinché il 22 settembre sia dichiarata “Giornata di formazione e di informazione sulla salute riproduttiva”

Approvata in Senato la mozione sulla salute riproduttiva. I dati sulla natalità nel nostro Paese sono allarmanti: secondo una recente indagine del Censis, i bambini nati in Italia nel 2015 sono solo 485.780, il numero più basso mai registrato nel nostro Paese. Con un tasso di natalità pari a 8,0 per 1.000 abitanti nell’ultimo anno (era 8,3 per 1.000 abitanti nel 2014) l’Italia si posiziona all’ultimo posto nella graduatoria dei Paesi europei.

I motivi di questa riduzione della natalità risiedono, secondo l’indagine del Censis, nella crisi economica che ha reso più difficile la scelta di diventare genitori e nella carenza di efficaci politiche familiari (il 61 per cento degli italiani pensa che, se migliorassero gli interventi pubblici in grado di aiutare i genitori non solo dal punto di vista economico, ma anche organizzativo, le coppie sarebbero più propense ad avere figli). Il 60 per cento degli italiani si ritiene poco o per nulla informato sul tema dell’infertilità. Secondo un’indagine dell’Istat del 27 novembre 2015, la fase di forte riduzione della natalità in atto da alcuni anni è dovuta soprattutto alle coppie di genitori entrambi italiani, poiché le donne italiane in età riproduttiva sono sempre di meno e hanno una propensione ad avere figli sempre più bassa. Per la Società italiana di ginecologia e ostetricia (SIGO) le donne italiane diventano madri più tardi che in passato: oggi si partorisce per la prima volta in media a 31,4 anni, l’età più avanzata nel confronto con tutti gli altri Paesi europei. Allo stesso tempo, sono aumentate le infezioni sessualmente trasmissibili che, oltre a procurare immediati e generali problemi di salute, possono poi causare danni all’apparato riproduttivo.

Nell’atto n. 1-00644, pubblicato l'11 ottobre 2016 nella seduta n. 696, si legge in dettaglio che in uno studio dell’Istituto superiore di sanità, la salute riproduttiva è definita “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale in ogni modo collegato all’apparato riproduttivo, ai suoi processi e alle sue funzioni”, che implica il fatto che le persone abbiano una vita sessuale soddisfacente e sicura, che abbiano la possibilità di procreare e la libertà di decidere se e quando farlo. I fattori necessari per garantire a ogni persona la salute riproduttiva sono noti da tempo, ma ciò non li ha resi facilmente accessibili, poiché si tratta innanzitutto di educare i giovani alla consapevolezza della propria sessualità e di prevedere servizi di informazione e di comunicazione sulla prevenzione e sul trattamento appropriato della sterilità, sulla contraccezione, sulle malattie sessualmente trasmissibili, sul valore della maternità e della paternità, sulle cure prenatali, sul parto sicuro, sulle cure postnatali, sui servizi sanitari cui hanno diritto le madri e i neonati. Questi devono essere, e sono, gli obiettivi del piano nazionale per la fertilità, obiettivi formativi e informativi e sanitario-assistenziali. Affinché non restino solo parole vuote, occorre dare loro un contenuto appropriato, partendo dall’educazione alla sessualità dei giovani e degli studenti, valorizzando a tal fine anche l’importante ruolo svolto dai medici di medicina generale. In questi anni il ruolo dei consultori è stato penalizzato e ridimensionato: la mancanza di finanziamenti e di obiettivi condivisi, la sostanziale disomogeneità dei modelli operativi nelle varie regioni, la carenza di figure professionali formate in modo opportuno e la scarsità cronica di risorse adeguate al loro funzionamento hanno impoverito questo servizio fondamentale e reso carenti in molti casi le funzioni originarie dei consultori, servizi territoriali per la salute delle donne, per la maternità e la paternità consapevoli, per la contraccezione.

I firmatari della mozione chiedono a chiari note che, anziché con la terminologia inglese nelle campagne di sensibilizzazione, si possa parlare con la lingua italiana, per informare le persone su questo tema molto importante che riguarda la vita di tutti e quindi il futuro di questo Paese. Invitando senza mezzi termini il Governo a prendere le distanze dalla campagna sul Fertility day, ad attuare politiche specifiche per la famiglia e per il contrasto della povertà, a rafforzare la tutela della maternità, a promuovere presso l’Unione Europea le politiche per contrastare il calo di natalità.
Il Sottosegretario alla salute, Vito De Filippo, nel suo intervento ha precisato che la giornata del 22 settembre dovrà essere finalizzata ad aumentare la conoscenza sulla salute riproduttiva e ha evidenziato che il piano sanitario nazionale garantisce copertura all’endometriosi.

Ci spiega l’importanza di questo risultato, in termini di impegno del Governo, la Vice Presidente del Senato, Valeria Fedeli, che è tra le firmatarie di questa mozione.

“È fondamentale incentrare il discorso sulla salute riproduttiva delle donne e degli uomini, tema più ampio e appropriato rispetto a quello della ‘fertilità’ propriamente intesa. Per questo la mozione impegna il Governo ad adottare le iniziative necessarie affinché il 22 settembre sia dichiarata “Giornata di formazione e di informazione sulla salute riproduttiva”, di garantire nelle scuole un’adeguata educazione alla consapevolezza della sessualità, alla contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, alla salute riproduttiva e al valore della maternità e della paternità. La mozione, inoltre, chiede di rafforzare il ruolo dei consultori sul territorio nazionale, di promuovere un piano pluriennale sulla salute riproduttiva delle donne lungo tutto l’arco della vita, di monitorare con maggiore efficacia la piena applicazione della legge n. 194, favorire e finanziare lo sviluppo della ricerca nel campo della salute riproduttiva. Chiede, infine, di rivedere le decisioni in materia di rimborsabilità della pillola contraccettiva e definire e finanziare un piano interministeriale per ridurre e rimuovere gli ostacoli sociali alla scelta della genitorialità”.

 

Fonte: prideonline.it