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AIDS, ALLARME

AIDS, ALLARME "CHEM SEX"

Un nome, l'età e la localizzazione geografica per trovarsi. Poi, nel giro di un paio di messaggi, la domanda diretta: "Vuoi farlo senza preservativo?". Su due delle chat gay più frequentate - 'GayRomeo' e 'Grinder' - il copione ha spesso questo epilogo. E poco importa se il potenziale compagno di una sera è Hiv-positivo, o lo è ma ancora non lo sa. A raccontarlo è un frequentatore di questi luoghi d'incontro virtuali. Sieropositivo e sotto trattamento antiretrovirale. Ma nessuno dei 10 ragazzi - alcuni poco più che 20enni - che l'hanno contattato nel giro di poche ore glielo ha chiesto. "A questo punto io chiudo. Ma ecco perché è facile che il virus circoli. E poi c'è il 'chem sex'", aggiunge. Festini lunghi un weekend a base di sesso promiscuo, e alcol e droga per reggere il ritmo. Non si parla di Londra, ma di Milano, Bologna, Roma. Italia.

"E' una realtà che esiste ed è più diffusa di quanto si pensi", confermano diversi specialisti del Belpaese volati a Seattle per partecipare al Croi 2017, Conferenza internazionale sui retrovirus e sulle infezioni opportunistiche, dove uno dei temi sotto i riflettori anche quest'anno è stata la Prep, profilassi pre-esposizione, un intervento farmacologico messo in campo preventivamente per evitare un contagio nelle persone ad alto rischio: maschi che fanno sesso con maschi, transgender, sex worker, consumatori di sostanze. In Europa il farmaco per metterla in campo c'è, ha ricevuto l'ok dell'Ema a luglio per l'uso preventivo. E in Italia? La Prep non è disponibile, ma già viaggia online. Le associazioni che rappresentano le comunità Lgbt hanno intercettato le prime esperienze di acquisto sul web e la via battuta è estero su estero.

"Una cosa illegale per il nostro Paese", precisa Giulio Maria Corbelli, vice presidente di Plus onlus, organizzazione italiana di persone Lgbt sieropositive, che punta a una 'istituzionalizzazione' della Prep. "L'Aifa faccia chiarezza e venga reso possibile l'accesso. Noi stiamo implementando un progetto per offrirla al di fuori di un percorso ospedaliero attraverso il Checkpoint", centro di Bologna gestito dall'associazione, dove si eseguono test dell'Hiv e dell'epatite C. "Se non avremo sostegno dalle case farmaceutiche per una donazione del farmaco, pensiamo di lanciare un gruppo di acquisto", spiega all'AdnKronos Salute. Un buyers club, la prima esperienza di questo tipo in Italia per la Prep.

"Un'esperienza rischiosa, ai limiti della legalità o forse anche illegale, ma se c'è immobilità da parte delle istituzioni e le persone continuano a infettarsi, una sorta di disobbedienza civile è necessaria - riflette Corbelli - Il messaggio? 'Se non ci pensate voi a proteggere la nostra salute ci pensiamo noi stessi'". Oggi gli italiani che comprano la Prep da farmacie online si fanno spedire il medicinale "a Londra, Parigi, Berlino, con l'aiuto di contatti personali in quelle città", i quali poi lo rispediscono in Italia dentro un normale pacco (non riconoscibile come proveniente da una farmacia), riducendo il rischio di blocco alla dogana.

"Esistono siti più affidabili e altri meno. E poi c'è il problema del follow-up medico che si fa sporadicamente - continua Corbelli - In Gb, dove si può comprare online la Prep, alcune cliniche 'community based' come la 56 Dean Street di Londra monitorano gratuitamente la presenza di concentrazioni adeguate del farmaco nel sangue e altri valori. Qui in Italia alcuni medici cercano di aiutare, prescrivendo la terapia a loro rischio e pericolo. Intanto la casa farmaceutica non chiede la rimborsabilità per il farmaco e l'Aifa non muove un passo, nonostante le associazioni abbiano scritto una lettera al ministro Lorenzin per sollecitare una posizione che colmi un vuoto. Stiamo per tornare all'attacco, va almeno capito il quadro, in modo da dare indicazioni più precise alle persone interessate".

Si è tentata anche la via degli studi dimostrativi (2 i progetti messi sul tavolo), "ma l'azienda ha deciso di non sostenerne più in Europa perché ritiene i dati sufficienti. E' chiaro invece che per la realtà italiana è importante capire quale modello adottare per un'implementazione della Prep: americano o francese, con centri community based come il nostro e così via".

Nelle linee guida italiane per il trattamento antiretrovirale, tra l'altro, vengono già date indicazioni per selezionare i soggetti più indicati alla Prep. "In un certo senso il gruppo di riferimento dei maschi che fanno sesso con maschi non è esclusivo", chiarisce Corbelli che è anche nell'European Aids Treatment Group ed è chair dell'European Community Advisory Board. "Anche il Piano nazionale Aids approvato prevede raccomandazioni per l'implementazione della Prep tra cui percorsi di accesso diversi da quelli delle persone con Hiv".

Fra le prospettive all'orizzonte "la possibilità che anche l'Italia entri con due centri a far parte dello studio sulla nuova versione del farmaco usato per la Prep, già partita negli Stati Uniti e ai nastri di partenza in Europa". Mentre sul fronte ricerca si valutano anche nuovi farmaci a lunga durata (iniettabili e nanotech oppure impiantabili). "Ma prima di tutto va chiarito come si può accedere a livello nazionale a un farmaco approvato a livello europeo", dice Corbelli. Se le associazioni rimarcano l'importanza della Prep, gli specialisti italiani sono divisi: alcuni la vedono come necessaria vista la situazione odierna, altri ne reputano l'uso un'ammissione del fallimento della prevenzione, altri ancora sono scettici sui potenziali rischi di un uso nella vita reale.

"Molti dati mostrano che chi desidera la Prep risulta poi adatto a prenderla - sostiene Corbelli - e ritengo utili  ille discussioni che apre perché fanno tornare in auge il tema prevenzione. Non so se abbiamo fallito, fatto sta che il numero delle nuove diagnosi d'infezione non diminuisce da anni. L'obiettivo di tutti deve essere abbassarlo e le strategie attuali non ci bastano. La Prep va offerta in un pacchetto (counselling, uso del preservativo, test sulle infezioni sessualmente trasmesse e così via), si presta a un uso su misura con 2 modalità: quotidiana e on demand. E' un modo per cominciare a intervenire nelle persone con i comportamenti più rischiosi, interrogandosi anche sullo strumento preventivo che ha più chance di essere accettato".