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AIDS, L'ALLARME DALLA CONFERENZA DI DURBAN 2

AIDS, L'ALLARME DALLA CONFERENZA DI DURBAN

Sedici anni dopo l'atto d'accusa di Mandela, il Sudafrica torna a ospitare il congresso con 18 mila delegati da tutto il mondo, aperto da una grande marcia colorata. All'epoca Madiba si scagliò - davanti alla platea di migliaia di delegati arrivati da tutto il mondo - contro il governo sudafricano che, a fronte di centinaia di morti al giorno, addirittura negava l'esistenza di una relazione tra virus Hiv e AIds. Oggi il Sudafrica - che nel frattempo è diventato un paese a reddito medio - paga quasi esclusivamente di tasca propria il trattamento antiretrovirale alla metà dei suoi sieropositivi; insieme al Kenya è l'unico paese africano ad offrire anche la terapia preventiva, la Prep; è riuscito ad intervenire per limitare la nascita di bambini sieropositivi, e quindi la trasmissione da madre a figlio, e sta facendo sforzi enormi per arginare l'aumento di contagi tra le giovani donne. Con educazione sessuale a scuola, e nelle tante strutture dedicate a bambini e adolescenti, con tanto di test diagnostici, profilattici gratis e assistenza nel percorso di cura.
Nonostante gli sforzi molte persone non hanno ancora avuto accesso al trattamento, circa venti milioni in tutto il pianeta. Di queste, la metà non sa di esserlo.Un terzo di tutte le nuove infezioni si è registrato nelle cosiddette popolazioni vulnerabili e poco raggiunte sia dalla prevenzione che dalla cura: detenuti, chi fa uso di droghe iniettive, transessuali, sex workers e Msm (uomini che fanno sesso con altri uomini, che vengono distinti dai gay perché si tratta soltanto di comportamenti sessuali, ma non di identità sessuale diversa, come hanno gay e lesbiche).Msm e utilizzatori di droghe iniettive hanno un rischio maggiore del 24 per cento di contrarre il virus e sono anche più rischiosi per gli altri perché hanno una carica virale più elevata e sono dunque più contagiosi.

 

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