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Australia, stop cancro del collo dell'utero

 
 
Entro vent'anni l'Australia non registrerà più nuovi casi di cancro al collo dell'utero.

 

Uno studio epidemiologico pilota finanziato dal dipartimento della sanità australiano ha rivelato infatti che il numero delle donne tra 18 e 24 anni portatrici dei due principali tipi di virus responsabili della malattia è calato del 23% tra 2005 e 2015. Si tratta, secondo lo studio, del risultato della campagna vaccinale gratuita lanciata a partire dal 2007 presso le ragazze di 12-13 anni e, dal 2013, presso i ragazzi delle scuole medie inferiori.

 

Con una copertura vaccinale che raggiunge attualmente l'80% delle australiane e il 75% degli australiani di 15 anni, la circolazione del virus, e quindi anche i rischi di infezione e di cancro del collo dell'utero, dovrebbe cessare. Non solo, da quest'anno un vaccino contro altri cinque tipi di virus completerà la protezione delle nuove generazioni.

 

Quelle da papilloma virus sono al primo posto tra le infezioni sessualmente trasmissibili nel mondo. La loro presenza, molto frequente all'inizio della vita sessuale, provoca lesioni precancerose, molto spesso asintomatiche e non dura che qualche mese presso le giovani donne. Tuttavia, in circa tre casi su mille, la lesione degenera e può scatenare dopo più di dieci anni un cancro del collo dell'utero, della vulva o della vagina nelle donne, orofaringeo o anale nei due sessi, e del pene nell'uomo. È noto soprattutto il rischio dei cancri dell'ano per i maschi che hanno rapporti con persone dello stesso sesso. Per questo numerosi paesi raccomandano la vaccinazione degli omosessuali maschi.

 

L' introduzione del pap-test, l'esame citologico che indaga le alterazioni delle cellule della cervice, ha contribuito significativamente negli ultimi trent'anni alla riduzione della mortalità per tumore del collo dell'utero in Occidente. Tuttavia esso richiede personale qualificato e previene solo il 75% dei tumori di questo tipo.

 

Nel 2006 è iniziata la commercializzazione di un primo vaccino, il Gardasil, contro i due tipi di papillomavirus cancerogeni più diffusi (il 16 e il 18) e quelli responsabili delle verruche genitali o condilomi (il 6 e l'11). Dal 2007 campagne di vaccinazioni pubbliche delle ragazze sono state lanciate in diversi paesi, Italia compresa e sono attualmente in corso in 82 paesi. In pochi anni un calo significativo della diffusione delle verruche genitali è stato registrato presso i giovani di numerosi paesi, tra cui Australia, Italia, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Canada, Regno Unito e Stati Uniti.

 

Fonte: www.italiaoggi.it