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CANDIDA E HIV 2

CANDIDA E HIV

Malgrado la vastità di informazioni su HIV (virus dell’immunodeficienza umana) e malattie sessualmente trasmissibili, il numero delle nuove infezioni continua a crescere rapidamente in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Più di un terzo dei soggetti affetti da HIV risiedono nell’Africa Sud Sahariana, dove il contagio tra eterosessuali rappresenta la principale via di trasmissione. Recenti studi hanno dimostrato come l’infezione da candida possa essere un fattore di rischio per la trasmissione dell’HIV: vediamo insieme i risultati di questa interessante ricerca.

 

Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato come malattie a trasmissione sessuale, quali sifilide, l’ulcera venerea e l’herpes genitale, facilitino la trasmissione dell’HIV tra soggetti eterosessuali.

 

Lo studio in questione è stato condotto su 600 donne eterosessuali a partire dal 1998, che abitavano con partner affetti da HIV, con l’obiettivo di indagare eventuali associazioni tra le infezioni vaginali (in particolare la candida) e la trasmissione dell’HIV.

 

Le partecipanti allo studio erano tutte donne in osservazione presso il Servizio di Prevenzione dell’HIV del Centro di Ricerca del Project Sans Francisco (PSF), a Lusaka, in Zambia. I ricercatori, per valutare la correlazione tra HIV e candida hanno indagato la storia clinica delle pazienti, effettuando regolari visite di controllo e diversi esami di laboratorio.

 

Attraverso un’attenta analisi dei dati raccolti è emerso chiaramente che la maggioranza delle donne, che all’inizio dello studio risultavano essere HIV-negative e al follow-up risultavano positive, avevano avuto un’infezione vaginale da candida. Per altre malattie sessualmente trasmissibili (come ad esempio la gonorrea), non sono state riscontrate correlazioni altrettanto significative.

 

Anche se gli studi riguardanti il ruolo delle infiammazioni vaginali, come le infezioni da candida, rimangono per ora piuttosto superficiali, vi sono diverse evidenze che mostrano come anche le infezioni vaginali non ulcerative, come la clamidia o il trichomonas vaginalis, siano fattori di rischio da non sottovalutare, in quanto potenzialmente in grado di amplificare la trasmissione dell’HIV in donne HIV-negative.

 

Malgrado ciò, ancora non è chiaro se l’immunodeficienza causata dall’HIV aumenti o meno la suscettibilità alle infezioni da candida. Diversi ricercatori si sono già occupati dell’argomento, ma ancora non si è riusciti ad ottenere risultati univoci, a causa dell’esiguità dei dati raccolti e dall’inconsistenza dei criteri diagnostici utilizzati, che non permettono di avere un quadro completo circa la prevalenza delle infezioni da candida nella popolazione di donne affette da HIV.

 

Come per altre condizione non ulcerative, la candida albicans, può provocare un’infiammazione in grado di compromettere l’integrità della mucosa vaginale. In generale, infatti, le infiammazioni vaginali si verificano dopo che la Candida Hyphae è riuscita a superare la normale flora batterica con la successiva invasione dell’epitelio, che facilita l’accesso ad agenti virali e patogeni come il virus dell’HIV, la cui trasmissione è a sua volta facilitata da un rapporto sessuale non protetto.

 

Un’altra possibile spiegazione sull’aumento dell’incidenza di candidosi vaginale al follow up potrebbe anche essere dovuto all’indebolimento del sistema immunitario dovuto alla sindrome acuta retrovirale, causata proprio dal virus dell’HIV. Questo, però, secondo gli studiosi sarebbe responsabile solo di una minima parte delle infezioni da candida riscontrate nel campione oggetto di questo studio. Ciò nonostante, l’aumento del numero di infezioni da candida osservato durante le visite effettuate a seguito della sieroconversione ad HIV positive potrebbe essere imputata anche ad altre patologie virali verificatisi a causa dell’immunodeficienza o da altre infezioni vaginali non curate.

 

Una cosa è potenzialmente certa: il trattamento dell’infezione da candida potrebbe rappresentare una strategia efficace e a basso costo per rallentare la diffusione dell’HIV tra individui eterosessuali ad alto rischio di trasmissibilità, fino a che un vaccino o altre terapie non saranno disponibili.

 

Come affermato dagli stessi ricercatori, è arrivato il tempo di indagare in modo sempre più profondo questa correlazione tra candida e HIV, con studi condotti su un campione di popolazione e in zone geografiche diverse da quelle appena analizzate.

 

Fonte: pazienti.it