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CLAMIDIA, GONORREA, SIFILIDE 2

CLAMIDIA, GONORREA, SIFILIDE

Negli ultimi anni è stato osservato un aumento dei casi di antibiotico-resistenza nell’ambito del trattamento delle infezioni da clamidia, della gonorrea e della sifilide.
Queste infezioni batteriche sono trasmissibili prevalentemente per via sessuale e richiedono, per la persona infetta e i partner sessuali, la prescrizione di una adeguata terapia antibiotica.
Questa terapia, tuttavia, se inadeguata dal punto di vista qualitativo o quantitativo, può nel tempo determinare la comparsa di ceppi batterici resistenti ai farmaci estremamente difficili da eradicare e che possono causare infezioni di maggiore gravità e durata.
Tale fenomeno è stato osservato soprattutto nella terapia della gonorrea, con la generazione di numerosi ceppi antibiotico-resistenti del gonococco (Neisseria gonorrhoeae) e in misura minore a carico dei batteri responsabili della sifilide (Treponema pallidum) e della clamidia (Chlamydia trachomatis).
In considerazione del fatto che queste infezioni, se trascurate o trattate in maniera inadeguata, possono comportare rilevanti conseguenze a carico della salute sessuale e riproduttiva, con il rischio potenziale di infertilità permanente, è essenziale contrastare efficacemente l’insorgenza della antibiotico-resistenza.
A tale scopo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha messo a punto e pubblicato le Nuove Linee Guida per il trattamento della clamidia, della gonorrea e della sifilide (WHO guidelines for the treatment of Neisseria gonorrhoeae, WHO guidelines for the treatment of Treponema pallidum (syphilis), WHO guidelines for the treatment of Chlamydia trachomatis) che si propongono di suggerire, sulla base delle evidenze riportate in letteratura, modalità di trattamento condivise in grado di curare efficacemente tali infezioni, riducendo quanto possibile la comparsa di ceppi batterici antibiotico-resistenti.
In particolare, viene raccomandato alle autorità sanitarie dei singoli Paesi di monitorare i casi di antibiotico-resistenza nel trattamento delle tre infezioni, di incrementare i flussi informativi con i medici di base e specialisti e di potenziare le strutture sul territorio in grado di valutare la comparsa dei ceppi batterici antibiotico-resistenti.

 

Fonte: uniticontrolaids.it