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Come si trasmette l’HIV?

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Un giovane su tre pensa che l’Hiv si trasmetta con un bacio. E il virus torna a colpire. In Sicilia (e in Italia) crescono i nuovi contagi
 

Sembrava sconfitto. Invece l’Hiv torna a fare capolino. E riemergono dubbi e pregiudizi. Un giovane su quattro crede erroneamente che l’Hiv si possa trasmettere utilizzando le stoviglie impiegate da una persone infetta. Quasi tre su dieci ritengono che il contagio possa avvenire attraverso un bacio. Quasi uno su cinque dichiara che si sentirebbe in forte disagio con chi ha contratto il virus. Sono le risposte fornite al questionario del progetto di sensibilizzazione condotto dalla Caritas Ambrosiana con 6 mila persone in scuole e parrocchie del territorio milanese.

Pochi sembrano ricordarsi che il virus si tramette solo attraverso lo scambio di sangue infetto (ad esempio attraverso lo scambio di siringe infette) con rapporti sessuali non protetti o per contagio madre –figlio.


«Sapevamo che il venir progressivamente meno di campagne di informazione e di una capillare e sistematica educazione dei giovani su questo tema negli ultimi vent’anni - spiega Laura Rancilio, responsabile Aids di Caritas Ambrosiana -, poteva portarci a risultati. Colpisce in particolare lo spartiacque tra i nati fino al 1980 e i nati negli anni successivi, che hanno minori informazioni corrette e maggiori pregiudizi. I grandi progressi sulla quantità e qualità di vita delle persone con HIV, non sono stati accompagnati da un aumento altrettanto significativo della consapevolezza sociale, anzi».


Così il progetto “Per non lasciare indietro nessuno” ha coinvolto più di 6 mila persone in tre anni nelle scuole, nelle parrocchie, tra gli operatori e i volontari dei centri di accoglienza presenti nella diocesi ambrosiana, con quasi 250 azioni di sensibilizzazione, informazione e formazione.


La parola d’ordine è prevenire. Soprattutto a fronte di una recrudescenza del virus. Ultima segnalazione di questo ritorno arriva dalla Sicilia dove, dopo alcuni anni di decremento, a partire dal 2012 la curva dei nuovi contagi è tornata a crescere. Nel 2017 l’ospedale Civico di Palermo, centro di riferimento regionale per la Sicilia per le malattie sessualmente trasmissibili, ha registrato 65 nuovi casi di Aids. Nel 2016 erano stati 53. Scorrendo la linea del tempo si arriva al 2013 quando i nuovi contagi erano stati “solo” 20.
 
«Non si muore più di Aids - spiega Tullio Prestileo, dirigente medico di Malattie infettive dell’ospedale Civico di Palermo - perché le terapie sono efficaci ma è evidente un abbassamento della guardia e una mancanza di consapevolezza dei fattori di rischio». Così l’identikit di chi contrae la malattia include, in un caso su cinque, contagi tra eterosessuali, uomini e donne in egual misura con un’età fra i 40 ed i 60 anni. Il 40% dei casi vedono coinvolti omosessuali maschi fra i 20 ed i 35 anni e un’altra fascia altrettanto ampia riguarda donne eterosessuali migranti di età compresa tra i 18-25 anni.