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Conoscere per sconfiggere: l’HIV oggi, spiegato con la Realtà Aumentata

 

Conoscere per sconfiggere: l’HIV oggi, spiegato con la Realtà Aumentata

A Milano debutta «Together we can stop the virus», il nuovo progetto Gilead che - attraverso cinque maxi opere che si animano se inquadrate da smartphone o tablet - racconta cosa vuol dire vivere con l’HIV oggi: «Con le terapie si può vivere un vita normale, lunga ed entusiasmante. Resta da combattere lo stigma»

 

In un storico spot televisivo, all’inizio degli anni Novanta, un professore mostrava alla classe un preservativo trovato ai piedi della cattedra: gli alunni, superato l’imbarazzo, si alzavano uno dopo l’altro al grido di «è mio». Come a dire, soltanto rimanendo uniti, tutti insieme, possiamo sconfiggere pregiudizi e malattia. A distanza di un quarto di secolo, quel pensiero tanto semplice quanto giusto trova nuova forma in «Together we can stop the virus», la nuova campagna di sensibilizzazione sull’HIV di Gilead Sciences.

 

Un percorso che si snoda attraverso cinque opere in realtà aumentata, visibile al pubblico gratuitamente dal 22 al 27 ottobre presso BASE Milano, e che racconta cosa vuol dire vivere con l’HIV oggi. Un progetto al quale hanno partecipato dieci associazioni di pazienti attive a livello nazionale, l’organizzazione no-profit Bepart, gli artisti e naturalmente Gilead, società biofarmaceutica leader da più di trent’anni nel campo dell’HIV. Tutti insieme, appunto, per veicolare ad un pubblico più largo possibile conoscenze sul tema.

 

«Abbiamo applicato la tecnologia all’arte per raggiungere un target giovane che spesso è disinformato sull’HIV», racconta Giovanni Franchina, fondatore di Bepart. «E siccome la narrazione deve partire dall’intimità, abbiamo organizzato incontri tra gli artisti e le associazioni dei pazienti». Ne sono uscite cinque opere, di circa sei metri di altezza che si animano in realtà aumentata se inquadrate da smartphone/tablet. «I temi sono la diagnosi, il trattamento, il successo della terapia, la qualità della vita e lo stigma».

 

«Che sono i cosiddetti 4 90 dell’HIV», lo incalza Lorenzo Badia, dirigente medico Malattie infettive all’Ospedale di Bologna. «La soppressione del virus deve passare dal raggiungimento di quattro “target” 90, ossia: che il 90% delle persone con HIV siano diagnosticate, inizino il trattamento corretto, non abbiano (sotto trattamento) tracce riscontrabili di virus nel sangue e abbiano una buona qualità della vita (target non definito dal programma UNAIDS). Come ultimo obiettivo, aggiungiamo noi l’eliminazione del pregiudizio».

 

Degli occhi che giudicano, appunto, come rappresentato da Gabriele Genova nell’opera intitolata «Ho qualcosa da mostrarvi». Il Collettivo Mira, invece, ha realizzato «L’importante è saperlo» sul tema della diagnosi, Viola Gesmundo ha interpretato il trattamento in «Verso se stessi» e Andrea Zu il successo delle terapie in «Luuv Story», infine Adolfo di Molfetta si è occupato della qualità della vita con «Niente paura». «Pensiamo che il linguaggio dell’arte sia perfetto», spiega Valentino Confalone, general manager di Gilead Italia.

 

«Siamo andati avanti con le cure, ma serve recuperare la consapevolezza del passato», aggiunge. Sì, perché sul tema ancora oggi resta una velo dannoso: si dice poco, ad esempio, che le persone con HIV sottoposte a trattamento e con carica virale non rilevabile possono non preoccuparsi più di trasmettere il virus agli altri, conducendo quindi una vita serena con il proprio partner. Una persona con livelli plasmatici di HIV pressoché non rilevabili per almeno 6 mesi presenta un rischio di trasmettere il virus quasi pari a zero.

 

Da malattia potenzialmente fatale negli anni Ottanta e i primi anni Novanta, quindi, a patologia cronica e gestibile (e non trasmissibile) grazie ai progressi terapeutici. «Con le innovazioni oggi a nostra disposizione si sono create tutte le condizioni affinché non solo la condizione di controllo dell’HIV riguardi il maggiore numero possibile di persone sieropositive», conclude Badia, «ma anche perché si possa vivere una vita piena ed entusiasmante combattendo insieme uno stigma che, invece, fa ancora fatica ad essere estirpato».

 

Per riuscirci, ancora una volta, la parola d’ordine sarà un sola: Together.

 

https://www.vanityfair.it/benessere/salute-e-prevenzione/2019/10/22/conoscere-sconfiggere-hiv-oggi-spiegato-realta-aumentata-mostra-milano-gilead