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Essere donna con hiv in Medio Oriente e in Nord Africa. Che valore ha?

 

 

Si avvicina la Giornata Internazionale della Donna.
Quale migliore occasione per parlare della difficile vita con l’HIV delle donne che vivono in Medio Oriente e Nord Africa.

 


Secondo le stime solo il 2% delle persone che vivono con l’HIV nel mondo risiedono nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (Middle East and North Africa- acronimo MENA).
In questa regione il minor numero di trasmissioni di HIV rispetto ad altre zone è da attribuire in parte a diversi fattori protettivi come la circoncisione maschile e le tradizioni culturali islamiche.

 

Tuttavia, basarsi solo sull’effetto protettivo dei valori religiosi e tradizionali non è sufficiente per impedire la progressione dell’epidemia di HIV.

 

Nell’ultimo decennio, la mortalità correlata all’AIDS è quasi raddoppiata tra adulti e bambini in questa regione, insieme ad un aumento del numero totale di donne che vivono con l’HIV.
La maggior parte di queste donne sono state infettate dai mariti o dai partner, spesso inconsapevoli delle proprie infezioni.
Raramente l’infezione viene collegata alla popolazione generale, a parte occasionali trasmissioni verticali ai propri figli.
Nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa, il sesso al di fuori del matrimonio è considerato molto grave in particolare per le donne.
Il fatto che un’ampia percentuale di infezioni da HIV tra le donne vengano trasmesse all’interno di una relazione coniugale non è ancora ampiamente compresa come evidenziato anche in altri contenuti.

 

Quindi, le donne che vivono con l’HIV sono colpite pesantemente dallo stigma e dalla discriminazione.


E’ preoccupante che gli stessi professionisti sanitari in diversi Paesi siano impauriti e giudicanti nei confronti delle donne che vivono con l’HIV.
Troppe volte le donne che vivono con l’HIV hanno testimoniato il rifiuto di cure, atteggiamenti stigmatizzanti, discriminazioni e violazioni della riservatezza, in particolare tra gli operatori sanitari che non sono specializzati nella cura dell’HIV, a prescindere dalla gravità del loro stato di salute.

 

Dopo aver assistito a esperienze dolorose e aver subito umiliazioni, molte donne che vivono con l’HIV sono in qualche modo costrette a tacere.
Sopportano i loro bisogni insoddisfatti e il dolore in silenzio e solitudine.
Nascondono il loro stato di HIV senza cure e supporto.

 

Si crea il solito ‘circolo vizioso’ caratteristico dello stigma.

 

La cultura del silenzio impedisce alle donne di accedere al test, agli strumenti di prevenzione e alle cure. La situazione è ulteriormente complicata dalla persistente instabilità politica, dalle crisi umanitarie e dalle crescenti pressioni economiche che questa regione del mondo sta attualmente subendo.

 

Il tributo maggiore viene sempre pagato dalle donne.
Una situazione del genere potrebbe portare ad un aumento drastico dell’infezione da HIV che farebbe scomparire quelle stime del 2% portando all’esplosione dell’epidemia.

 

Il sostegno globale è fondamentale per fornire finanziamenti e assistenza tecnica a una regione con risorse limitate e sistemi sanitari deboli.


Dovrebbero essere fatti sforzi per formare personale sanitario competente sull’HIV,.
Questo consentirebbe alle donne che vivono con l’HIV di difendere i propri diritti alla salute e combattere stigmatizzazione e discriminazione. Infine sarebbe necessario prestare maggiore attenzione alle misure di prevenzione relative alle donne sposate con uomini che praticano comportamenti a rischio.

 

Fonte: www.poloinformativohiv