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HIV: alcune persone sono più protette dal contagio

A seconda della composizione del microbioma vaginale, il virus può risultare più o meno aggressivo

 

L’Aids è anche una questione di ecologia microbica. Parliamo del rapporto che il virus Hiv ha con i microrganismi che popolano il corpo umano (il cosiddetto microbiota/microbioma) e in particolare quelle aree attraverso le quali avviene il contagio. Parliamo, dunque, dell’ambiente vaginale, ma anche di quello dell’intestino o della bocca. Fino a poco tempo fa si sapeva ben poco di queste interazioni, ma gli studi si stanno moltiplicando e la conferma si trova nel programma del congresso dedicato ai retrovirus, in sigla Croi, in corso a Boston: una sessione plenaria e una serie di relazioni e poster che si sono concentrate soprattutto sul microbioma vaginale.

 

I batteri e l’infiammazione
Perché due sono le domande che i ricercatori si stanno ponendo. La prima: l’infezione da Hiv provoca un’alterazione del microbiota umano? La seconda: i batteri presenti in vagina possono prevenire, o favorire, il contagio? «Alla prima domanda c’è una risposta ed è sì – precisa Giulia Marchetti professore associato di Malattie infettive all’Università di Milano, Ospedale San Paolo -. Da qualche anno si sa che la composizione dei microbi, presenti nella vagina e nell’intestino delle persone con infezione da Hiv, è alterata. In particolare risultano aumentate le famiglie microbiche che sostengono l’infiammazione (alcuni batteri infatti producono sostanze pro-infiammatorie, ndr) a svantaggio di altri batteri, per esempio dei lattobacilli che, invece, hanno un ruolo anti-infiammatorio. Il risultato è un’infiammazione cronica che non viene corretta dai farmaci antivirali». Anche il microbiota intestinale è alterato, soprattutto quando il contagio avviene attraverso rapporti omosessuali. «L’intestino diventa una specie di colabrodo – precisa Antonella D’Arminio Monforte, Direttore della Clinica di Malattie infettive all’Università di Milano, Ospedale San Paolo - e i batteri possono entrare in circolo e dare infezioni sistemiche».

 

Un gel per la prevenzione?
Anche per la seconda domanda la risposta è sì. La presenza di certi tipi di batteri soprattutto anaerobi, quelli cioè che per sopravvivere non hanno bisogno dell’ossigeno, promuove un’infiammazione locale e quest’ultima richiama quelle cellule immunitarie (i linfociti Cd4) che poi sono “preda” dell’Hiv. Che il microbioma vaginale influenzi il contagio è dimostrato anche da uno studio, condotto da Nichole Klatt dell’University of Washington a Seattle, sull’uso di un farmaco antiretrovirale, il tenofovir, come gel vaginale nella prevenzione dell’infezione. Questo farmaco risulta efficace negli uomini, molto meno nelle donne e la Klatt ha dimostrato che l’inefficacia è legata a una predominanza, nel microbioma vaginale, di un particolare tipo di germe, la Gardnerella vaginalis, capace di metabolizzare ed eliminare il farmaco. Il farmaco, invece, funziona quando a predominare sono i lattobacilli. «L’obiettivo adesso – conclude D’Arminio Monforte - è quello di capire se la manipolazione del microbioma, per esempio con probiotici o prebiotici, cioè con la somministrazione di determinati batteri o delle sostanze da loro prodotte, può aiutare sia a prevenire che a controllare l’infezione».

 

Fonte:corriere.it

 

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