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Hiv: condannato per aver trasmesso il virus 3

Hiv: condannato per aver trasmesso il virus

“L’imputato, consapevole della sua condizione, ha continuato ad avere rapporti sessuali non protetti e senza mai confidare di aver contratto il virus”
 

Antonio Reyes-Minana è stato condannato da un tribunale del Regno Unito, a Nottingham Crown Court, a sette anni di carcere per aver deliberatamente trasmesso il virus dell’Hiv a due partner, la cui identità è sotto protezione giuridica.

 

Sieropositivo dal 2010, come lui stesso ha ammesso durante il processo a suo carico, ha intrattenuto rapporti sessuali non protetti con due uomini assicurandoli del suo stato Hiv negativo.

 

Antonio Reyes-Minana, 25 anni, si è difeso, in fase processuale, cercando di convincere la corte che era stato ardito un complotto contro di lui sostenendo che le due parti in causa i due avrebbero contratto l’Hiv fuori dal rapporto con lui, ma il procuratore è riuscito a smontare la tesi difensiva portando davanti al giudice prove scientifiche della sua colpevolezza, aggravata dalla premeditazione e quindi dall’azione dolosa (volontaria) di arrecare danno. “L’imputato, consapevole della sua condizione, ha continuato ad avere rapporti sessuali senza mai usare precauzioni e senza mai confidare ai rispettivi partner di aver contratto il virus”.

 

La difesa dell’imputato puntava sulla difficoltà di stabilire l’effettiva responsabilità dolosa del suo assistito nei confronti di chi è stato contagiato, sostenendo che la prevenzione non sia un onere a esclusivo carico delle persone con Hiv, sottolineando inoltre che se le donne e gli uomini non conoscono il loro stato sierologico e non sanno di essere portatrici del virus, dovrebbero fare sesso protetto per evitare infezioni a trasmissione sessuale.

 

Dagli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) emerge che è più pericoloso chi non dice di non essersi mai fatto il test (o di non averlo fatto nell’ultimo anno), rispetto a chi non comunica la sua sieropositività all’Hiv essendo in terapia e con carica virale non rilevabile. Secondo i dati Iss (report sul 2015) il 74,5% delle nuove diagnosi di HIV avviene in stato di AIDS conclamato, quando il virus ha iniziato quindi manifestare i propri sintomi e provocare gravi danni al sistema immunitario.

 

“Non bisogna commettere l’errore di settorializzare l’HIV come una malattia di genere o di gruppi – spiega il Prof. Andrea Antinori, Coordinatore di ICAR, Direttore UOC Immunodeficienze virali, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, IRCCS, Roma – perchè negli scorsi decenni questo errore ha creato un profondo stigma, determinando problemi sociali e culturali. Si tratta di un virus che non guarda in faccia se sei un uomo che ha avuto rapporti sessuali a rischio con uomini o se, uomo o donna, hai avuto rapporti eterosessuali a rischio, ma che colpisce uomini e donne semplicemente sessualmente attivi. Nessuno può sentirsi al riparo, sia il giovane ventenne che ha avuto rapporti sessuali con uomini, sia uomini e donne oltre i 50 anni con rapporti eterosessuali. E’ soprattutto una questione di comportamenti a rischio”.

 

L’uso del profilattico

 

L‘uso del profilattico rimane certamente il principale strumento per prevenire le infezioni sessualmente trasmissibili. Il preservativo, infatti, diminuisce il rischio del contagio in quanto crea una barriera per i fluidi potenzialmente infettanti (sangue, sperma, secrezioni vaginali) e tra le mucose che possono essere infettate. Purché utilizzato in modo corretto, il preservativo protegge efficacemente da HIV, gonorrea, clamidia, tricomoniasi.

 

Il rapporto orale è una pratica particolarmente frequente, a torto ritenuta sicura contro le infezioni. Molte IST infatti possono essere trasmesse proprio con il sesso orale. Con rapporti orali non protetti si possono contrarre diverse forme virali, inoltre alcuni virus si possono trasmettere, oltre che con lo sperma, anche con la saliva, le secrezioni uretrali e vaginali. Se poi nella bocca sono presenti ferite aperte è anche possibile la trasmissione dell’epatite B, della C e dell’Hiv. La trasmissione concomitante della sifilide, creando lesioni nelle mucose, favorisce altresì il passaggio di altri microrganismi e agenti infettivi virali.
L’utilizzo del profilattico è, dunque, importantissimo e deve essere il più fedele alleato del sesso e dell’amore.

 

L’uso del preservativo è indicato SEMPRE e in particolare:

 

con i nuovi partner, soprattutto se i partner cambiano con frequenza
se si è all’inizio di una relazione
quando uno dei partner ha avuto recentemente rapporti sessuali non protetti con un’altra persona
durante il periodo che precede un test che certifichi l’assenza di una IST in entrambi il partner (ricordare che devono passare almeno 3-6 mesi dal rapporto a rischio prima che gli anticorpi diretti contro il virus dell’HIV siano rilevabile nel sangue)
dopo una diagnosi di IST, per tutto il periodo che il medico ha indicato

 

Fonte: www.prideonline.it