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HIV: EFFICACIA PREP PARI AL 70%

Non diminuiscono i casi di persone Hiv positive. Su i numeri, la corretta prevenzione e i rischi di alcuni metodi di contrasto Pride Online ha intervistato l’infettivologa Alessandra Latini dell’Istituto San Gallicano in Roma

 

Nonostante le campagne di prevenzione, i convegni, l’interesse dei media si registra un incremento dei casi di persone Hiv positive e affette da malattie sessualmente trasmissibili. Viva è inoltre la discussione sui relativi metodi preventivi che, al di là del tanto conosciuto quanto poco utilizzato profilattico, verte soprattutto sulla PrEP (profilassi pre-espositiva) e PEP (profilassi post-espositiva).

 

Della PrEP, in particolare, si parla spesso in termini di efficacia e di necessario sdoganamento, il cui ritardo sarebbe da imputare alle resistenze del Sistema sanitario nazionale.

 

Pride Online ne ha parlato con la dottoressa Alessandra Latini, dirigente medico presso il reparto di dermatologia infettiva dell’Istituto “San Gallicano” in Roma e autrice di altre 77 contributi sulla materia tra articoli, relazioni congressuali, report.

 

Si parla molto di PEP e PrEP. Di che cosa si tratta?

 

Mentre la PrEp è una profilassi pre-espositiva, la PEP è una prevenzione da effettuare subito dopo (possibilmente entro 24-48 ore) dall’esposizione al rischio di contagio. La PEP è applicabile a eventi a rischio noti. Ad esempio, la rottura del profilattico durante un rapporto sessuale, la violenza sessuale, la puntura o il taglio con strumento sporco di sangue durante atto medico. Essa si effettua attraverso un trattamento antiretrovirale a tre farmaci attivi verso l’Hiv per la durata di un mese ed è rimborsata dal Sistema sanitario nazionale.

 

Circa la profilassi pre-espositiva molti ne sostengono l’efficacia di contro all’ampio silenzio, da cui è circondata anche in Italia. Che cosa ne pensa?

 

In realtà gli studi clinici hanno mostrato che la PrEP ha un’efficacia pari al 70% circa. C’è quindi un 30% circa di insuccessi. Una quota, che resta significativa e rilevante. Al momento non c’è accordo sulle modalità di assunzione, che sono ancora in via di definizione attraverso studi clinici. Il farmaco comporta una tossicità a carico del rene e dell’osso con l’uso prolungato. Uso che, nel paziente Hiv positivo, è controbilanciato, a differenza del soggetto sano, dall’elevata efficacia contro il virus. Il nuovo farmaco analogo a quello in uso – che risparmierà questi effetti collaterali ai pazienti – è in corso di valutazione ma al momento la sovrapponibilità della sua efficacia al farmaco attualmente utilizzato non sembra automatica. L’uso della sola PrEP per consentire la rinuncia al preservativo non protegge infine dalle altre malattie sessualmente trasmissibili, la cui incidenza tra l’altro è in costante aumento.

 

Sulla PrEp ci sono posizioni divergenti. Qual è quella dell’Istituto “San Gallicano”?

 

La posizione sulla PrEP dell’Istituto “San Gallicano” è la stessa di tutti i centri che gestiscono l’infezione da Hiv in Italia: al di fuori di trial clinici sperimentali la PrEP in Italia non è ammessa come unica pratica efficace per prevenire l’infezione da Hiv. Non è inoltre raccomandata né consigliata nella pratica clinica. Non è infine sostenuta dal Sistema sanitario nazionale.

 

Qualora divenisse a carico del Sistema sanitario nazionale, quali sarebbero i costi?

 

Il costo dipenderà ovviamente dalle modalità di assunzione. Posso dire che una confezione di farmaco da 30 compresse costa circa 750 euro.

 

Secondo lei ci sono interessi da parte delle casa farmaceutiche?

 

Le aziende farmaceutiche devono in qualche modo cercare un attivo. Ciò che non è vero è che questo venga fatto sempre a dispetto dell’interesse del paziente e in barba alla reale utilità del prodotto. E nemmeno è vero che noi medici ci lasciamo supinamente corrompere e asservire da logiche legate all’interesse. Il medico sa valutare in scienza e coscienza i dati derivati dalla letteratura scientifica. Farmaci che hanno dato molto ai nostri pazienti sono stati successivamente abbandonati e sostituiti all’arrivo di prodotti migliori. Alcune aziende hanno sostituito i loro prodotti precedenti, sviluppandone di migliori mentre altre hanno preferito spostare il loro interesse verso altre aree di interesse medico.

 

Quello che posso dire da medico è che di questi tempi è difficile ottenere dei profitti con prodotti non o non più validi. Quindi gli interessi delle case farmaceutiche coincidono con gli interessi dei pazienti più di quanto si voglia far credere.

 

In riferimento alle persone sieropositive si è registrato o meno un aumento dei casi negli ultimi mesi?

 

In realtà da tempo si registra un incremento dei nuovi casi di infezione da Hiv sia tra i giovani omosessuali maschi sia tra gli eterosessuali di età più avanzata. Questi ultimi sono più a rischio di diagnosi tardiva perché non si percepiscono tali. Abbiamo fatto passi da gigante nella gestione dei nostri pazienti e nelle terapie che hanno raggiunto un’ottima efficacia e tollerabilità. Ne siamo fieri ma questo non deve diventare motivo per abbassare la guardia in tema di prevenzione, come purtroppo si percepisce che stia accadendo.

 

Quali consigli darebbe per una corretta prevenzione?

 

Per quanto scomodo e poco apprezzato, il metodo di prevenzione principale rimane essere la protezione dei rapporti sessuali con il preservativo. Esso resta anche l’unico mezzo per prevenire anche le altre malattie sessualmente trasmissibili. I rapporti orali non protetti sono a rischio inferiore ma non nullo. Si pensi all’eventuale trasmissione concomitante della sifilide che, creando lesioni di continuo nelle mucose, favorisce il passaggio di altri microrganismi e agenti infettivi virali. Non solo dunque Hiv ma anche epatite B e C. Accanto a questo il trattamento precoce del maggior numero di pazienti possibile con infezione da Hiv per ridurre la quantità di virus nel sangue è una delle strategie più importanti.

 

La PEP, la PREP, la circoncisione e altri possibili metodi di prevenzione, con i limiti già accennati, sono ulteriori strumenti utili. A mio parere i principali restano, in ogni caso, l’uso corretto del profilattico e l’inizio tempestivo della terapia antiretrovirale.

 

Fonte: www.prideonline.it