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Hiv, un’iniezione mensile ha la stessa efficacia delle pillole quotidianes

Hiv, un’iniezione mensile ha la stessa efficacia delle pillole quotidiane

Secondo i risultati di due nuovi studi, l’iniezione mensile di un farmaco in grado di impedire la replicazione dell’hiv sarebbe ugualmente efficace e offrirebbe una maggior aderenza alle cure rispetto alle terapie giornaliere

Sottoporsi a un’iniezione mensile oppure assumere pillole per 365 giorni all’anno? Per i pazienti affetti da hiv non ci sono dubbi: sarebbe meglio la prima opzione. A dimostrarlo sono stati due nuovi studi ( Flair e Atlas) presentati nei giorni scorsi durante la conferenza annuale Croi (Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections) tenuta a Seattle, Washington, secondo i quali i farmaci a lunga durata d’azione sono ugualmente efficaci della rigorosa terapia giornaliera nel mantenere sotto controllo l’infezione da hiv. Ma non solo: offrono un’aderenza alle cure molto più elevata.

Per capirlo, i ricercatori hanno testato su un totale di mille persone provenienti da 16 Paesi, cabotegravir e rilpivirina, due farmaci antiretrovirali in fase di sviluppo che vengono somministrati una sola volta al mese tramite un’iniezione. Questi nuovi risultati, precisano i ricercatori, potrebbero segnare una svolta in una delle sfide più difficili nella lotta contro l’hiv, ovvero quella di aiutare i pazienti ad attenersi più facilmente alle terapie e assumere costantemente i farmaci che possono impedire la replicazione del virus di replicarsi.

Ricordiamo, infatti, che negli anni Novanta la comunità scientifica è riuscita a sviluppare alcune terapie antiretrovirali che trasformarono l’hiv da una condanna a morte in una condizione cronica che si poteva tenere sotto controllo grazie alla somministrazione di piani terapeutici giornalieri. Tuttavia, attenersi al rigoroso programma giornaliero, spiegano i ricercatori, può rivelarsi complicato.
 Grazie a un’iniezione mensile, “invece di ricordare ai pazienti che hanno l’hiv 365 giorni l’anno, glielo ricorderemo solamente in 12 giorni”, ha spiegato Chloe Orkin, ricercatore della Queen Mary University di Londra, che ha riportato i risultati dello studio durante la conferenza. “E questo darà alle persone un maggior senso di libertà”.

Le iniezioni antiretrovirali testate negli studi includono due farmaci cabotegravir e rilpivirina, in grado di bloccare la replicazione del virus in modi diversi: il primo è un inibitore dell’integrasi, ed è confezionato in nanoparticelle che conferiscono un’emivita lunghissima, dai 21 ai 50 giorni. Rilpivirina, invece, è un inibitore inibitore non nucleosidico dell’enzima trascrittasi inversa.

In uno dei due studi clinici, i ricercatori hanno confrontato i livelli del virus nei campioni di sangue di 556 persone affette da hiv che non avevano precedentemente assunto farmaci antiretrovirali. Per 11 mesi, ai partecipanti sono state somministrate iniezioni mensili o dosi giornaliere di tre comuni pillole antiretrovirali (Art). L’altro studio, invece, ha coinvolto 616 persone che avevano assunto la combinazione standard di pillole antiretrovirali per almeno sei mesi prima dell’inizio dello studio. Dai risultati di entrambi gli studi, i ricercatori hanno notato che non solo le iniezioni hanno tenuto sotto controllo l’hiv con la stessa efficacia della terapia standard giornaliera, ma in ogni studio più dell’85% delle persone iniezioni ha dichiarato di preferire l’opzione dell‘iniezione mensile.

Ricordiamo, infine, che durante la conferenza di Seattle si è parlato del caso del paziente di Londra, il secondo paziente al mondo a essere stato liberato dal virus, di cui vi avevamo parlato la scorsa settimana. Gli scienziati, tuttavia, hanno avvertito che è troppo presto per dire che la persona è stata effettivamente curata e che sia stata trovata una cura per l’hiv. Il trapianto di cellule staminali, destinato per trattare il cancro nel paziente di Londra, inoltre, è complicato, costoso e rischioso rispetto ai potenti farmaci antiretrovirali a lunga durata d’azione, ed è quindi quindi per ora un’opzione di trattamento davvero poco realistica per i pazienti affetti da hiv. “Per essere onesti, la realtà è che i farmaci a lunga durata d’azione sono infinitamente più importanti di quanto non lo sia la cura”, ha concluso Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale statunitense per le allergie e le malattie infettive a Bethesda, nel Maryland.

FONTE: https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/03/11/hiv-iniezione-mensile/?refresh_ce=