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IL TABU' DELLA CONTRACCEZIONE 2

IL TABU' DELLA CONTRACCEZIONE

Ogni due minuti in Italia c’è una donna che deve correre ai ripari perché ha avuto rapporti a rischio gravidanza. Questo significa il boom della «pillola dei cinque giorni dopo» che si è registrato a partire dalla sua liberalizzazione nel 2015, con 200.507 confezioni vendute in dieci mesi. Una ogni due minuti appunto, «notti comprese», come ha spiegato Simona Ravizza. La pillola dei cinque giorni dopo è un contraccettivo d’emergenza: se pure ha il merito di aver fatto diminuire gli aborti, con tutto il loro carico di dolore, è pur sempre un rimedio che arriva dopo il rapporto non protetto o non adeguatamente protetto. Dietro c’è un’enorme problema culturale: il tabù sulla contraccezione consapevole e l’idea che sia prima di tutto una questione che riguarda le donne.
 

Secondo un’indagine della Società italiana di ostetricia e ginecologia, quasi la metà delle ragazze sotto i 25 anni (il 42%) non ha usato nessun contraccettivo durante la prima esperienza sessuale. Il dato ancora più preoccupante è che sono aumentate del 5% rispetto al 2010. La prevenzione, cioè, diminuisce.
L’11% di coloro che non sono in coppia e ben il 35% di coloro che hanno un partner non usa anticoncezionali, mentre il 4% di chi è single e il 13% di chi è in coppia usa metodi tradizionali tra i quali fa da padrone il coito interrotto (che non è sicuro). A questi si aggiunge rispettivamente un 13% e un 11% che alterna i contraccettivi moderni ai metodi tradizionali (di nuovo il coito interrotto).

 

Il metodo di contraccezione più diffuso è il preservativo, usato dal 42% della popolazione sessualmente attiva. La percentuale quasi raddoppia se si considerano i giovani tra i 18 e i 24 anni: lo adopera il 79% dei ragazzi e 61 per cento dei partner delle ragazze. Apparentemente una buona notizia, visto che oltre alle gravidanze il profilattico aiuta a prevenire le malattie sessualmente trasmissibili. Peccato che solo il 52% dei maschi e il 38% delle femmine tra il 18 e i 24 anni lo usa «ad ogni rapporto» (nelle altre fasce la percentuale è ancora più bassa). E invece ne basta uno non protetto per rischiare di rimanere incinta o prendersi qualche infezione sessualmente trasmessa. Lo conferma il fatto che il 46% degli uomini e il 48% delle donne che le hanno contratte in Italia non hanno usato alcun metodo contraccettivo, mentre il 43% degli uomini e il 23% delle donne che si sono infettati hanno usato il preservativo solo saltuariamente.

 

Le statistiche sono per definizione impersonali. Ma quale donna italiana non si è sentita dire almeno una volta (magari anche da partner non stabili) «dai, non farmi mettere il preservativo»? E il problema spesso sta qui: molti uomini non vogliono prendersi l’onere della contraccezione e di gravidanze indesiderate si parla sempre tuttora come se fosse solo un problema delle donne. Non è così: la sessualità responsabile è un problema di relazione. E nelle relazioni (anche in quelle che durano una notte soltanto) dobbiamo imparare tutti, uomini e donne, a chiedere responsabilità Aiuterebbe una vera educazione sessuale a scuola. In Svezia è materia obbligatoria dal 1955. Fa parte dei curricola scolastici anche in Germania, Svizzera, Francia, Regno Unito, Portogallo e Irlanda. In Italia è lasciata al buon cuore degli insegnanti. E spesso si limita a spiegare come funzionano gli apparati riproduttivi.

 

Invece dovrebbe mettere ragazzi e ragazze di fronte a domande concrete e fondamentali. Chiedere ai maschi se ci proverebbero con una ragazza che ha bevuto troppo per reagire lucidamente. O se insisterebbero con un partner o una partner di non usare il preservativo. Domandare alle ragazze come reagirebbero di fronte alla richiesta di farlo senza niente. La strada è lunga, ma non c’è sessualità consapevole e libera senza una cultura della contraccezione e della prevenzione. I dati sulla pillola dei cinque giorni dopi dicono che abbiamo urgente bisogno di costruirla insieme, a partire dai più giovani.

 

Fonte: corriere.it