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Infertilita' maschile, le possibili cause


 
 

La salute riproduttiva maschile può essere compromessa, tra i diversi fattori, anche da alcune malattie sessualmente trasmissibili. Qual è la relazione tra queste patologie e l’infertilità maschile? Ne parliamo con il dottor Luciano Negri, Aiuto Andrologo del Fertility Center di Humanitas.

 

L’infertilità nell’uomo
Una coppia viene definita infertile quando non riesce a ottenere una gravidanza dopo più di un anno di rapporti sessuali non protetti. Le cause possono essere ricondotte tanto alle capacità riproduttive femminili quanto a quelle maschili. In quest’ultimo caso si parla di infertilità quando la produzione di spermatozoi è insufficiente o la qualità degli stessi è pregiudicata, ad esempio la loro motilità è ridotta o il loro DNA risulta danneggiato. Come ricorda il ministero della Salute in quasi la metà dei casi di infertilità di coppia la causa è da ricercarsi nell’uomo. Questa però nel 30% dei casi all’incirca non viene diagnosticata.

 

Le cause che possono compromettere la fertilità maschile sono diverse e possono riguardare tanto gli stili di vita quanto l’insorgenza di patologie come ad esempio il varicocele. Secondo un recente studio pubblicato su Human Reproduction Update, negli ultimi quarant’anni c’è stato un costante declino della concentrazione spermatica e della conta spermatica totale negli uomini occidentali su cui probabilmente hanno giocato un ruolo non secondario l’ambiente e gli stili di vita.

 

L’associazione tra diete poco salutari, eccesso di peso corporeo, forte consumo di alcolici, fumo di sigaretta, assunzione di sostanze stupefacenti e sostanze dopanti con un maggior rischio di infertilità è infatti ormai nota.

 

Le malattie veneree
Oltre alle patologie e all’influenza degli stili di vita anche le infezioni sessualmente trasmesse possono portare all’infertilità, un rischio condiviso con le donne sebbene in misura minore. Queste patologie hanno conosciuto un notevole incremento negli ultimi anni. Come ricorda l’Istituto superiore di Sanità il numero di casi di infezioni di questo tipo è rimasto stabile fino al 2004 mentre dal 2005 al 2013 c’è stato un aumento superiore al 30% rispetto al periodo 1991-2004. La malattia a trasmissione sessuale più diffusa è la clamidia che, assieme alla sifilide (o lue), alla gonorrea e alle infezioni da Papillomavirus, può portare all’infertilità.

 

Se l’infezione è asintomatica, non diagnosticata o si è soggetti a più episodi infettivi il rischio di infertilità aumenta, «perché spesso le infezioni asintomatiche tendono a propagarsi dall’uretra alla prostata e da qui, per via canalicolare, fino all’epididimo, i cui delicati tubicini vengono danneggiati fino a ostruirsi», spiega il dottor Negri. «Questo comporta una riduzione del numero di spermatozoi emessi e un’alterazione della loro qualità. Paradossalmente un’infezione acuta, quindi con secrezioni uretrali, forti disturbi a urinare o febbre, è meno pericolosa per la fertilità perché l’individuo si spaventa e si rivolge al medico che fornisce le cure antibiotiche opportune».

 

«Se il paziente soffre di infezioni acute ricorrenti bisogna sospettare una malformazione delle vie seminali che favorisce lo scatenarsi di queste infezioni, oppure bisogna pensare che l’esposizione al germe si ripeta nel tempo, quindi sarebbe necessario indagare anche la partner. Vale la pena segnalare poi che anche il semplice spermiogramma può far sospettare la presenza di un’infezione quando siano presenti globuli bianchi (più di 1 milione/ml)», sottolinea l’esperto.

 

Proteggere la fertilità
In che modo si fa prevenzione? «L’unico modo è quello di evitare rapporti sessuali a rischio e utilizzare il condom, sebbene la garanzia non sia assoluta. Quando si abbia il sospetto di aver avuto rapporti a rischio sono indicate le ricerche su sangue di HIV, epatite C e lue. Un tampone uretrale consente di identificare i classici batteri come la Chlamydia Trachomatis e l’Ureaplasma Urealyticum, facilmente curabili con antibiotici. Attualmente nel maschio è anche possibile diagnosticare la presenza di Papilloma virus nell’uretra. Questa prevenzione secondaria consente di evitare la trasmissione di infezioni alla partner», conclude il dottor Negri.

 

Fonte: humanitasalute.it