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Papilloma virus umano

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Che cos'è, come si prende, come si prevengono le infezioni, come funziona lo screening per individuare eventuali infezioni o lesioni pretumorali: tutto quello che serve sapere su una delle infezioni più comuni. Spesso innocua ma potenzialmente anche molto pericolosa.
 

Un virus estremamente diffuso, spesso innocuo ma potenzialmente anche molto pericoloso perché in grado di provocare, in alcune circostanze, l'insorgenza di tumore al collo dell'utero e di altre forme tumorali. Ecco un breve identikit dell'HPV, il papilloma virus umano.


L'infezione che provoca non può essere curata, ma può essere facilmente prevenuta con un vaccino efficace e sicuro, anche se ancora poco utilizzato in Italia. E per garantirsi la massima protezione, oltre al vaccino non bisogna dimenticare lo screening con test HPV o Pap Test, per individuare la presenza di infezioni o l'eventuale presenza di lesioni pretumorali.


Facciamo il punto su tutti questi aspetti con l'aiuto* del documento Le 100 domande sull'HPV, formulato dal Gruppo italiano per lo screening del cervicocarcinoma (Gisci) e aggiornato nel maggio 2018.


1. Che cosa è e cosa provoca l’HPV?
HPV è una sigla che sta per papilloma virus umano. Si tratta dunque di un virus o, meglio, di un gruppo di virus (se ne conoscono più di 200) che provocano infezioni molto frequenti.

In generale, l'infezione da HPV non causa alcuna alterazione e si risolve da sola nel giro di un anno o due. In una minoranza dei casi può provocare lesioni a livello genitale o di altre parti del corpo, per esempio verruche o condilomi (verruche genitali). Nella donna, può anche provocare lesioni a livello del collo dell'utero che in genere guariscono spontaneamente. Se non curate, però, alcune di queste lesioni possono progredire lentamente verso forme tumorali.


L'HPV è inoltre coinvolto nell'insorgenza di altre forme di cancro, particolarmente rare, come il cancro alla bocca, all'ano e, nel maschio, al pene.


2. Quindi è vero che l’HPV causa il tumore del collo dell’utero?
Sì, ma solo pochissime donne con infezione da HPV sviluppano effettivamente un tumore del collo dell’utero. Inoltre ci vogliono molti anni perché questo accada.


3. Che cosa sono i condilomi genitali?
Noti anche come “creste di gallo”, sono piccole escrescenze che possono comparire sui genitali della donna e dell’uomo. Provocano bruciore e prurito ma non sono pericolosi. Si curano in genere con il laser, ma quando sono piccoli possono essere trattati anche con creme da applicare regolarmente per un certo periodo.


4. Il virus HPV che causa il tumore del collo dell’utero è lo stesso che fa venire i condilomi genitali?
Sono virus della stessa famiglia, ma quelli che causano verruche e condilomi nonprovocano il tumore.


5. Come si distinguono le lesioni cervicali che guariranno da sole da quelle che potrebbero dare origine a un tumore del collo dell'utero?
Al momento non è possibile distinguerle. Ecco perché è molto importante tenere sotto controllo tutte le lesioni cervicali, trattando quelle al di sopra di una certa gravità (quelle che in gergo gli specialisti chiamano CIN2 e CIN3, mentre le lesioni più lievi sono chiamate CIN1).


6. Come si prende l'infezione da HPV?
Per via sessuale, anche se non necessariamente in seguito ad un rapporto sessuale completo. Poiché si può rimanere portatori del virus HPV per molti anni senza avere sintomi, non si può conoscere il momento esatto del contagio. Per questo, il fatto di avere l’infezione può non avere nulla a che fare con l’attuale compagno.


Purtroppo, il preservativo non è completamente efficace nella prevenzione della trasmissione, probabilmente perché il virus HPV si trova anche sulla pelle non protetta dal preservativo, nella bocca e sotto le unghie.
Sono virus della stessa famiglia, ma quelli che causano verruche e condilomi non
provocano il tumore.


Ricordiamo però che il preservativo è fondamentale per ridurre la trasmissione dell'HPV, soprattutto nei rapporti occasionali, ed è molto efficace nei confronti di altre infezioni sessualmente trasmissibili.
 

7. Quanto è frequente l'infezione da HPV?
Molto frequente, soprattutto nelle persone giovani: si stima che circa l’80% della popolazione sessualmente attiva la contragga almeno una volta nel corso della vita.


8. Come si cura l'infezione da HPV?
Non ci sono ancora medicine per curarla. In particolare, si è visto che non
servono gli antibiotici, gli ovuli o le lavande vaginali.


La cosa più importante però è identificare in tempo le alterazioni provocate dal virus, che sono quelle che si cercano con il Pap test, in caso di test HPV positivo: ecco perché partecipare allo screening è la cosa più efficace che una donna possa fare per proteggersi. Oltre, naturalmente, a vaccinarsi per prevenire il rischio di l'infezione.


9. Si può prevenire l'infezione da HPV?
Sì, con la vaccinazione anti-HPV, che serve a interrompere sul nascere la catena di eventi che porta dall'infezione al cancro.


10. Chi deve fare il vaccino?
La vaccinazione è raccomandata e gratuita per tutte le ragazzine e tutti i ragazzini che abbiano compiuto 11 anni. Il vaccino è inoltre molto efficace anche per le ragazze fino a 25/26 anni che non abbiano avuto rapporti sessuali.


Per ragazze e donne che abbiano già avuto rapporti sessuali e comunque fino a 40-45 anni, il beneficio potrebbe essere solo parziale: probabilmente sono già venute in contatto con uno o più tipi di HPV, e in questo caso il vaccino non servirebbe. Allo stesso tempo, però, questo potrebbe proteggerle da infezioni contro tipi con i quali non sono ancora venute in contatto, contenuti nel vaccino stesso. In queste condizioni l’opportunità di fare o meno il vaccino va discussa con il proprio medico.


11. Devono vaccinarsi anche i maschi?
Il nuovo Piano nazionale vaccini 2017-2019 ha incluso la vaccinazione dei ragazzi di 11 anni compiuti fra gli interventi raccomandati. Questo sia per proteggere i ragazzi dalle conseguenze, temibili per quanto molto rare nel maschio, dell’infezione da HPV (cancro del pene, dell’ano e dell’orofaringe), sia per ridurre la circolazione del virus. In questo modo, infatti, si riducono le infezioni anche nelle donne non vaccinate, che continuano ad avere il maggior carico di malattia.


12. Di che vaccini si tratta?
Al momento sono disponibili 3 vaccini contro l'HPV:

Gardasil rivolto contro quattro tipi di virus HPV (vaccino quadrivalente): due di questi virus (16 e 18) sono responsabili di oltre il 70% dei casi di tumori del collo dell’utero; gli altri due (6 e 11) sono responsabili delle verruche (condilomi) genitali;
Cervarix, efficace contro i due tipi di HPV (16 e 18) che sono tra i responsabili del tumore del collo dell’utero (vaccino bivalente);
Gardasil 9 (più recente), vaccino 9-valente che oltre ai tipi 16, 18, 6 e 11, protegge anche dall’infezione dei tipi ad alto rischio 31, 33, 45, 52, 58. Si stima che, da soli, questi sette tipi ad alto rischio rendano conto di quasi il 90% dei tumori del collo dell'utero.


13. I vaccini disponibili sono efficaci?
Gli studi hanno mostrato che i vari vaccini disponibili sono molto efficaci (quasi al 100%) nei confronti dei tipi di papilloma virus contro i quali sono diretti. E sembra che alcuni possano fornire un certo grado di protezione anche verso l'infezione provocata da alcuni tipi di HPV non contenuti nei vaccini.


14. Quanto dura l’efficacia del vaccino?
Per ora sappiamo che la protezione data dal vaccino dura almeno 9 anni, ovvero per tutto il periodo di osservazione fatto finora per i primi vaccini diffusi in Italia e rivolti verso i tipi 16 e 18. Per il vaccino 9-valente il periodo di osservazione è stato più breve (5-6 anni).


15. Come si fa il vaccino?
La tempistica delle vaccinazioni – gli esperti parlano di “schedula” - varia in funzione del tipo di vaccino e dell'età. In genere si tratta di due dosi fino a 13/14 anni, e di tre dosi a distanza di pochi mesi l'una dall'altra dopo i 14/15 anni.
In genere l'iniezione viene effettuata nella parte alta del braccio.


16. Dopo le prime tre dosi del vaccino bisogna fare dei richiami?
Per ora sappiamo che la protezione data dal vaccino dura almeno 8-9 anni. Nei prossimi anni sapremo se, ed eventualmente quando, occorrerà fare dei richiami.


17. Che reazioni si possono avere dopo aver fatto il vaccino?
Il vaccino contro l'HPV provoca abbastanza spesso alcuni sintomi come febbre, dolore, gonfiore e arrossamento nella zona dove è stata fatta l’iniezione, oppure mal di testa o dolori muscolari. Questi sintomi vanno via da soli in pochi giorni.


18. Questi vaccini sono sicuri?
Si tratta di vaccini prodotti a partire dal solo involucro vuoto del virus, per cui non c’è nessuna possibilità che possano provocare l’infezione.


Per quanto riguarda eventuali effetti avversi, si ricorda che a partire dal 2006 i vaccini contro l’HPV sono stati autorizzati in più di 110 nazioni e sono state distribuite più di 270 milioni di dosi. Gli studi condotti dopo l’introduzione del vaccino hanno confermato un elevato livello di sicurezza del vaccino, cioè è stato dimostrato che gli eventi gravi raramente osservati non si verificano con una frequenza maggiore tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati.


Anche una recentissima revisione della Cochrane Collaboration ha sottolineato che questi vaccini non aumentano il rischio di effetti indesiderati gravi, e neanche il rischio di aborto se per caso vengono effettuati in gravidanza. Sono invece ancora scarsi i dati sull’effetto di questa vaccinazione eventualmente effettuata in gravidanza sul rischio di malformazioni fetali.


19. Il vaccino è obbligatorio? E’ gratuito?
Il vaccino non è obbligatorio, ma è raccomandato e gratuito per le ragazzine e i ragazzini che sono nel 12° anno di vita (cioè che hanno compiuto 11 anni). In alcune Regioni il vaccino è gratuito anche per altre fasce di età al di sotto dei 25 anni. Le donne che desiderano fare il vaccino fuori da queste fasce d’età dovranno pagarlo.


20. Dopo il vaccino bisogna fare ancora lo screening?
Assolutamente sì: anche le donne vaccinate dovranno continuare a fare lo screening, con il Pap test ogni tre anni a partire dai 25 anni di età e un test HPV ogni 5 anni dai 30-35 anni.


21. Che cos'è il Pap test?
Il Pap test consiste in un semplice prelievo di cellule delle cervice uterina (altro termine per indicare il collo dell'utero). Queste cellule vengono poi analizzate al microscopio per individuare molto precocemente alterazioni – gli esperti le chiamano “lesioni” - che a lungo andare potrebbero trasformarsi in cancro. L'eliminazione precoce delle lesioni, però, scongiura questa possibilità.


22. Che cos'è il test HPV?
Il test HPV consiste invece nella ricerca dei tipi del virus responsabili del tumore del collo dell'utero su materiale cervicale prelevato in modo analogo al Pap test. In questo caso non si vanno a cercare eventuali lesioni ma l'infezione virale che potrebbe provocarle, il che significa che ci si muove ancora prima e ancora più tempestivamente. E con costi minori per il servizio sanitario.


23. Come funziona lo screening HPV per il tumore del collo dell'utero?
Fino a pochissimo tempo fa - ma in molte Regioni è ancora così - lo screening veniva effettuato con il Pap test, eseguito ogni tre anni a partire dai 25 anni. Il Piano nazionale prevenzione 2014-2018 del Ministero della Salute, però, ha previsto la sostituzione del Pap test con il test HPV come screening primario per donne tra 30 e 64 anni. Il Pap test rimane come screening di secondo livello in questa fascia d'età e come primo livello tra i 25 e i 30 anni.


24. Perché si può fare lo screening con il test HPV al posto del Pap test?
Perché molti studi hanno dimostrato che il test HPV è più efficace del Pap test nel trovare le lesioni del collo dell’utero ed è quindi più protettivo. Uno degli ultimi studi in questo senso è stato pubblicato sul prestigioso Journal of American Medical Association (Jama) nel luglio 2018 . Inoltre, il test HPV trova queste lesioni più precocemente, e quindi è sufficiente ripeterlo ogni cinque anni invece che ogni tre anni come si fa con il Pap test.


25. Perché lo screening con test HPV è raccomandato dopo i 30-35 anni?
Perché nelle donne più giovani le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma nella gran parte dei casi regrediscono spontaneamente. Fare questo screening sotto i 30-35 anni dunque potrebbe portare a identificare – e di conseguenza trattare – lesioni che invece sarebbero regredite in modo spontaneo.


Al momento, sotto i 30-35 anni è raccomandato lo screening con il Pap test.


26. Come si fa lo screening con test HPV?
Si fa un prelievo analogo a quello fatto per il Pap test, con il materiale prelevato che viene analizzato in laboratorio alla ricerca del virus. In realtà, oltre al prelievo per il test HPV si fa anche quello per il Pap test: questo materiale, però, sarà analizzato solo se il test HPV è positivo.


Se lo screening con test HPV è negativo si torna a fare lo screening dopo cinque anni. In questo intervallo di tempo non occorre fare un Pap test. Se invece lo screening con test HPV è positivo sarà effettuato anche il Pap test. Se questo evidenzierà delle modificazione, la donna sarà invitata a fare una colposcopia. Se invece il Pap test sarà normale – il che significa che il virus non ha causato modificazioni – si rifarà il test HPV dopo un anno per capire se l'infezione è ancora presente: sappiamo infatti che buona parte delle infezioni scompare spontaneamente entro un anno.


Se dopo un anno il test HPV sarà ancora positivo, la donna sarà invitata a fare una colposcopia, anche se il suo Pap test risulterà normale.


27. Che cosa è la colposcopia?
È un controllo simile alla visita ginecologica nel quale il ginecologo usa uno strumento (il colposcopio) che permette di vedere meglio il collo dell'utero. Se si vedono modificazioni, il ginecologo esegue direttamente un piccolo prelievo di tessuto (biopsia), che verrà analizzato in laboratorio.

Se le lesioni rilevate sono lievi, basterà fare dei controlli periodici. Altrimenti le lesioni andranno curate.


28. Come si trattano le lesioni?
In genere sono trattate con piccoli interventi chirurgici, fatti in ambulatorio e con un’anestesia locale. Alcuni interventi prevedono la distruzione dell’area alterata, ma sono poco utilizzati, altri – più frequenti - permettono di asportare la lesione insieme a una piccola zona di tessuto sano circostante (si parla di conizzazione).



HPV e gravidanza
29. Se ho il virus HPV in caso di gravidanza ci sono rischi per il bambino?
No, finora non è stato dimostrato alcun rischio per il bambino. Se durante la gravidanza si trovano delle lesioni del collo dell’utero, in genere si sceglie di tenerle sotto controllo e di rimandare la terapia dopo il parto.

30. Se ho dei condilomi genitali, in caso di gravidanza ci sono rischi per il bambino?
Il rischio principale è quello di dover effettuare un taglio cesareo. In realtà avere dei condilomi genitali non è di per sé un’indicazione al taglio cesareo: nella maggior parte dei casi questi possono essere facilmente trattati con un’anestesia locale e dopo la terapia si può partorire normalmente per via vaginale.

A volte però il cesareo può essere consigliato se nella vagina o nella vulva i condilomi sono molto numerosi. Inoltre, anche se molto raramente, in questi casi il virus HPV potrebbe passare al bambino e causare dei problemi respiratori. Sarà il ginecologo a consigliare che cosa è meglio fare caso per caso.

31. Se ho subito trattamenti per lesioni al collo dell'utero potrò ancora rimanere incinta? In caso di gravidanza ci saranno problemi?
Il trattamento non ha conseguenze sulla futura vita sessuale e, nella maggioranza dei casi, neanche per le gravidanze successive. A seconda della quantità di tessuto cervicale rimosso con il trattamento, però, potrebbe esserci un aumento del rischio di parto pretermine. Per questo è molto importante comunicare sempre al proprio ginecologo se in passato sono stati fatti dei trattamenti al collo dell’utero.

32. Se ho il virus HPV posso allattare il mio bambino?
Sì.