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Sifilide e gravidanza

La sifilide, malattia a trasmissione sessuale, se contratta in gravidanza, può danneggiare irrimediabilmente il bambino

Negli Stati Uniti, la sifilide, infezione a trasmissione sessuale che negli ultimi 20 anni sembrava sensibilmente diminuita, comincia a far di nuovo paura. Ad affermarlo è la dottoressa Gail Bolan, direttore dell’autorevole ente governativo americano CDC, Centro per il controllo e la prevenzione della malattie sessualmente trasmesse, secondo cui l’infezione si sta diffondendo con rinnovata prepotenza in tutte le fasce sociali, a prescindere dall’etnia e dalle condizioni economiche.

 

Allerta anche in Europa
Il problema non riguarda comunque solo gli USA ma anche l’Europa, in quanto, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la malattia in calo a partire dalla Seconda guerra mondiale, dal 1989 è andata incontro a un incremento nel paesi dell’Est. In tutto il mondo, colpisce circa 12 milioni di persone.

 

Quali rischi nei 9 mesi
Durante la gravidanza la sifilide non curata opportunamente può essere trasmessa al bambino, su cui può avere effetti devastanti, con conseguenze irreversibili. Per questa ragione, tra gli esami che vengono eseguiti di routine alle donne incinte nel primo trimestre di gravidanza c’è il test per la ricerca degli anticorpi anti-Treponema che, se vengono individuati, esprimono la presenza della malattia. In questa eventualità è possibile sia affrontare subito la cura sia tenere monitorato il bambino subito dopo il parto allo scopo di escludere che sia stato contagiato. Secondo quanto indicato nel portale Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità, un neonato va dimesso dall’ospedale solo quando è stato possibile escludere, grazie allo specifico test (meglio se ripetuto in prossimità del parto), che la mamma non è interessata dalla malattia.

 

Come si evolve la malattie
La sifilide è causata dal batterio Treponema pallido. Si trasmette per contatto con una persona infetta, attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale (orale, anale, vaginale). Dal momento del contagio alla prima manifestazione trascorrono in genere 3-4 settimane. Il sintomo caratteristico è il sifiloma, un nodulo duro di circa un centimetro, contenente siero, che compare nella zona genitale o del retto, più raramente su labbra e gengive. A fronte di questo segno si deve andare subito dal medico perché la guarigione è tanto più rapida quanto prima si assume la penicillina, l’antibiotico di prima scelta per contrastare l’infezione. La penicillina può essere eventualmente impiegata in qualunque epoca della gravidanza. Il partner sessuale abituale deve sottoporsi ai controlli per stabilire se ha subito il contagio.

 

Fonte: bimbisaniebelli.it